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20

giu

Intervista a Luca Conti – Come si sta sul pianeta social media?

Intervista a Luca Conti – Come si sta sul pianeta social media?

Secondo appuntamento con le interviste di YOUblog.

Oggi parliamo con Luca Conti: giornalista, blogger, speaker, moderatore di eventi ma, soprattutto, grande esperto di social media e consulente freelance nell’ambito del social media marketing. Autore di due libri di successo come Fare Business con Facebook e Comunicare con Twitter, a chi meglio di lui potevamo chiedere un parere su alcuni degli argomenti più caldi trattati dalla nostra redazione?

1. Nel settore del web marketing non sono pochi quelli che attendono con ansia il lancio di vere e proprie brand page targate Twitter per poter lanciare, per esempio: offerte, contest ed altre iniziative promozionali. Secondo te potrebbe essere utile per un’azienda o credi che Twitter vada sfruttato in maniera differente dagli altri social network? Come, per esempio?

La brand page nella versione attuale offre una personalizzazione del profilo e qualche strumento in più di analisi, ma di fatto sostanzialmente non vedo differenze enormi. Twitter ha il suo punto di forza nell’essere contenuto puro, condensato in 140 caratteri, pensato per essere inviato, ricevuto e discusso in tempo reale. Si presta quindi bene all’informazione, al servizio clienti, alla reazione tempestiva. Per questo andrebbe sfruttato.

2. C’è una peculiarità di questo microblog che, secondo te, non viene ancora utilizzata appieno dai brand italiani?

Direi che le aziende ormai ci sono e quindi non vedo l’Italia indietro, se non nella percentuale di adozione. Se dovessi aggiornare ad oggi Comunicare con Twitter, il libro pubblicato da Hoepli, non avrei difficoltà a riempirlo di casi italiani di successo.

3. Nel nostro paese, in questi ultimi mesi, è esplosa una vera e propria moda di Twitter, con relativa gara a chi ha più follower. Sono scoppiate anche varie polemiche sul fenomeno della compravendita di fan. Secondo te, soprattutto in prospettiva brand awareness, è utile cercare i grandi numeri a tutti i costi?

No. I numeri sono un benchmark verso la concorrenza ma niente di più. Più che il numero di follower terrei sotto controllo il loro tasso di attività e di click sui miei contenuti.

4. Ha fatto sensazione il tonfo di Facebook al suo esordio a Wall Street. Molti attribuiscono questo alla sua momentanea incapacità di rinnovare il suo sistema di advertising in prospettiva di un mercato che sta virando decisamente verso il mobile. Tu sei tra quelli che credono possa essere questa la kryptonite di Facebook?

Possibile, ma allora il mobile dovrebbe essere la kryptonite di tutti, eccetto Google, visto che nessuno, a quanto mi risulta, ci sta facendo soldi. Facebook troverà la sua strada, non ho dubbi. Dubbi mi restano sul valore attuale di capitalizzazione.

5. Pinterest e Instagram, hanno evidenziato in maniera sensazionale la portata virale che può avere un’immagine sul web. Fenomeni passeggeri o concrete prospettive in cui investire?

L’immagine è il contenuto di maggiore attrattiva dopo i video e lo mostrano i media offline. Siamo nell’era dell’immagine, ferma o in movimento che sia. Non è un fenomeno passeggero.

6. Sei stato ospite al Festival del Giornalismo di Perugia, dove si è parlato anche di informazione digitale e social magazine app. Secondo te si arriverà ad un’agenda setting determinata dall’Open Graph, con i nostri like e i nostri collegamenti a costruire il flusso di notizie da fruire ogni giorno? La ritieni una cosa negativa o positiva?

La vedo come una ipotesi fantascientifica, considerando come l’agenda setting sia in realtà il frutto di un intreccio tra politica, interna e internazionale, interessi economici e proprietà dei media tradizionali. Scardinare il meccanismo è quasi impossibile in Italia, oggi e nel medio termine. Sugli effetti potenziali di un’agenda setting rivista ci penserei bene prima di valutarna in un senso o in un altro.

7. Facebook e Twitter sono da molti accomunate alle fonti più autorevoli di notizie ed informazioni. Secondo te meritano questo ruolo? Tu credi nella prospettiva di Facebook come futuro Google: un motore di ricerca social e porta d’accesso favorita al web?

Non credo che Facebook possa sostituire Google, ma rosicchiarne quote di mercato sì! Facebook e Twitter possono essere un filtro all’informazione, ma spesso puntano a contenuti di pagine web di blog e siti di informazione. Da soli non producono significato, se non in minima parte e per informazioni con un valore ristretto e personale.

8. Ritieni utili prodotti come Storify o Scoop.it? La content curation può essere una risposta valida, per gli utenti, all’inarrestabile flusso di informazioni che ci investe ogni giorno?

Storify più di Scoop.it, certo che sì! E’ un modo per filtrare e sappiamo bene come il filtro sia l’elemento chiave per ridurre l’effetto della sovrabbondanza di informazioni.

9. Ti sei fatto un’idea sul perché Google+ non abbia ottenuto tutto il successo sperato da Big G?

Semplicemente perché è arrivato tardi. Se ho tutta la mia vita su Facebook, se ho acquisito un certo seguito su Twitter, perché dovrei ricominciare da zero o duplicare i miei sforzi su un altro network, anche se performante e attraente?

10. Secondo te, in prospettiva, chi ha fatto il miglior affare: Facebook acquisendo Instagram, LinkedIn con SlideShare o Google con Motorola Mobility?

Difficile dirlo. Se valutiamo il prezzo, probabilmente Linkedin. Google e Facebook si son mossi in chiave difensiva per tutelare Android e il proprio futuro nel caso di Facebook. Considerando quanto valgono, direi che ne è valsa la pena in entrambi i casi!

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