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14

ago

Google cede e protegge il copyright con Emanuel Update

Google cede e protegge il copyright con Emanuel Update

Pronto il nuovo algoritmo che penalizza i contenuti pirata nelle SERP

Emanuel Update, è questo il nome attribuito all’ultimo algoritmo approntato da Google per determinare il ranking dei risultati nelle SERP.

Dopo Panda e Penguin un nome di persona: quello di Ari Emanuel, co-CEO della più grande agenzia degli Stati Uniti per quanto riguarda la cura dei diritti delle star: la William Morris Endeavor. Dalle sue martellanti accuse sulla violazione del copyright, Big G ha dovuto cavare la soluzione che, forse, in pochi si aspettavano dagli alfieri del don’t be evil e della lotta contro SOPA e PIPA: una dura mannaia contro i siti che incorporano contenuti in palese violazione del Copyright.

In che modo? Attraverso il sito Google Trasparency Report, solo nell’ultimo mese, sono stati segnalati ben 4,3 milioni di url “scorrette” e, nella lista dei takedown (segnalazioni di violazione), ai primi posti ci sono siti come filestube.com, extratorrent.com, torrenthound.com che, grazie al continuo download di contenuti piratati fanno vantare patrimoni da capogiro ai propri dirigenti. Bene, questi siti verranno declassati nell’indicizzazione su Google, tanto quanti sono i takedown a loro carico.

You Tube o Google Play. Da che parte pende, oggi, la bilancia di Big G?

Se da un lato sembra una decisione sacrosanta da parte del motore di ricerca più utilizzato al mondo (Bing, per esempio, non è stato ugualmente tartassato da RIIA e co.), dall’altro, ci si interroga su quanto possa essere controproducente per gli stessi vertici di Mountain View. Del resto YouTube è, da sempre, uno dei maggiori diffusori di contenuti sospetti e, a quanto assicurato, il Tubo non godrà di alcun favoritismo in merito.

Ma ecco la scappatoia! Innanzitutto, l’algoritmo terrà conto solamente delle richieste formali di rimozione da parte dei detentori stessi del copyright; in secondo luogo, si darà grande peso alla consistenza del sito in questione in termini di importanza, visite, reputazione, proporzione tra contenuti leciti ed illeciti e chissà quante altre variabili. Un paniere quanto mai ampio ed indefinito, da cui pescare magari a piacimento a seconda della concorrenza?

Il nocciolo della questione è quello che molti blog in rete hanno fatto emergere: Google aveva bisogno di tenere buoni i vertici dell’industria culturale mondiale per poter stringere accordi più vantaggiosi. Il futuro del suo Google Play è la priorità. La libertà della rete, per ora, può aspettare….

Link utili: Google Trasparency Report

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