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apr

WiserEarth: anche in Italia il social network sostenibile

WiserEarth: anche in Italia il social network sostenibile

Il crowdsourcing ideato da Paul Hawken che combatte le ingiustizie sociali

WiserEarth, la community online che associa politiche sociali e social media nel primo social network per la sostenibilità, approda in Italia con una versione tradotta nella nostra lingua da alcuni volontari e si promette di connettere quelle decine e decine di realtà che, nel nostro paese più che in altri, nascono ogni giorno per occuparsi di giustizia sociale, ambientalismo e diritti umani.

Principi di wikicrazia in un social network open source e crowd funding

La bella idea venne in mente a Paul Hawken, l’imprenditore ambientalista americano autore del best seller Blessed Unrest, ma i più esperti naviganti della rete si staranno chiedendo sicuramente: “Dov’è il ritorno economico di questo progetto?”. Domanda legittima ma, ad oggi, sembra proprio che WiserEarth tenga fede ai suoi principi fondanti. Finanziato grazie al crowd funding della sua community e migliorato di giorno in giorno, dal punto di vista del software, grazie alla messa in condivisione del codice open source, il social sostenibile è totalmente gratuito, non accetta pubblicità e, soprattutto, non è centralizzato; dunque, essendo gestito da una comunità multiculturale che punta al pluralismo delle conoscenze, non vede i suoi obiettivi viziati da alcun secondo fine.

L’iscrizione a WiserEarth richiede solo una cosa: la voglia di fare qualcosa per la collettività e va incontro alla necessità di mettere in relazione il mondo del sociale, frammentato e dispersivo ma onnipresente nelle grandi realtà, come nelle piccole.

Dopo una rapida iscrizione al sito, puoi dare visibilità alla tua organizzazione, partecipare a discussioni in corso su problemi di ampio raggio o creare nuovi gruppi per discutere la soluzione a questioni che riguardano il tuo territorio. Grazie all’uso delle wikipages, ognuno da il suo contributo in tempo reale. Ecco dunque come il principio stesso alla base dei social media, oggi troppo spesso associati a cose futili e ad emozioni virtuali, può combaciare con un crowdsourcing di idee e risorse mirate a risolvere problemi seri e concreti. È così lontana la wikicrazia?

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